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sabato 15 novembre 2008

E se Obama fosse africano?

Traduzione di Anna Fresu

E se Obama fosse africano?
di Mia Couto (scrittore mozambicano)

Articolo pubblicato sul settimanale “Savana”, il 14 novembre 2008

Gli afric
ani si sono esaltati per la vittoria di Obama. Io sono stato uno di loro. Dopo una notte in bianco, nell’irrealtà della penombra dell’alba, mi scorrevano le lacrime quando lui ha pronunciato il discorso da vincitore. In quel momento, anch’io ero un vincitore. La stessa felicità mi aveva attraversato quando Nelson Mandela era stato liberato e il nuovo statista sudafricano intraprendeva un cammino di dignificazione dell’Africa. Nella notte del 5 novembre, il nuovo presidente nordamericano non era soltanto un uomo che parlava. Era la voce soffocata della speranza che si rialzava, liberata, dentro di noi. Il mio cuore aveva votato, anche senza permesso: abituato a chiedere poco, io festeggiavo una vittoria smisurata. Uscendo per strada, la mia città si era trasferita a Chicago, neri e bianchi respirando, nella comunione di una stessa sorpresa felice. Perché la vittoria di Obama non è stata quella di una razza sull’altra: senza la partecipazione massiccia degli americani di tutte le razze (inclusa quella di maggioranza bianca) gli Stati Uniti d’America non ci avrebbero dato motivo per festeggiare... Clicca sul logo per continuare la lettura--->

sabato 8 novembre 2008

Yes We Can!!










YES WE CAN!!!!
di Maria de Lourdes Jesus



Per me, l'elezione di Obama Barak come presidente degli Stati Uniti e' stata un riscatto di dimensione planetaria, senza precedenti nella storia martoriata degli afroamericani e dell' Africa, prima ancora che del mondo intero. I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal" .diceva il profeta, Martin Luther King, e quel giorno è arrivato il 4 novembre 2008 con l'elezione dell'uomo che incarna i nostri migliori sentimenti, tutte le nostre battaglie, le nostre speranze ed i nostri sogni, che oggi vediamo realizzati attraverso la presenza dell'intera famiglia Obama alla Casa Bianca. Che Dio lo protega e che sopratutto lo aiuti a mantenere sempre viva la sua intelligenza, a mantenere sempre saldo il suo cuore, a mantenere sempre determinata la sua volontà, la sua grande convinzione che si tè tradotta nella frase "yes we can", invidiato da tutti e soprattutto da Berlusconi.

Yes we can


MONANGAMBA

Naquela roça grande não tem chuva

É o suor do meu rosto que rega as plantações;


Naquela roça grande tem café maduro

e aquele vermelho-cereja

são gotas do meu sangue feitas seiva.

O café vai ser torrado,

pisado, torturado,

vai ficar negro, negro da cor do contratado


Negro da cor do contratado!


Perguntem às aves que cantam,

aos regatos de alegre serpentear

e ao vento forte do sertão:


Quem se levanta cedo? quem vai à tonga?

Quem traz pela estrada longa

a tipóia ou o cacho de dendém?

Quem capina e em paga recebe desdém

fuba podre, peixe podre,

panos ruins, cinquenta angolares

"porrada se refilares"?


Quem?


Quem faz o milho crescer

e os laranjais florescer

— Quem?


Quem dá dinheiro para o patrão comprar

máquinas, carros, senhoras

e cabeças de pretos para os motores?


Quem faz o branco prosperar,

ter barriga grande - ter dinheiro?

Quem?


E as aves que cantam,

os regatos de alegre serpentear

e o vento forte do sertão

responderão:


"Monangambééé..."


Ah! Deixem-me ao menos subir às palmeiras

Deixem-me beber marufo, marufo

e esquecer diluído nas minhas bebedeiras


"Monangambééé..."


António Jacinto [Golungo Alto, 1924- Luanda,1991], Poemas,

Casa dos Estudantes do Império, Lisboa, 1961

Monangamba – carregador, criado; 
tonga – horta, quintal; 
dedem – fruto de palmeira; 
fuba – farinha da raiz de mandioca;
marufo – vinho da palmeira.

mercoledì 6 agosto 2008


Plataforma das ONG’s cabo-verdianas

Inizialmente i nostri genitori all'estero hanno dato il "la" allo sviluppo economica di Capo Verde con le loro "rimesse" a favore dei figli, dei familiari rimasti in patria... con il tempo i figli hanno raggiunto i genitori e c'è stato un progressivo venir meno di queste rimesse in quanto "i figli" della prima generazione hanno avuto sempre meno relazioni "economiche" con il paese d'origine... In un momento in cui Capo Verde si trova ad essere in una posizione di privilegio (partner speciale U.E.) non può vedere la sua economia crollare a causa di questo processo di mancanza di "rimesse"... Il ruolo della prima generazione deve essere preso, ora, non dai singoli ma dalle associazioni che hanno interesse a collaborare con Capo Verde per mantenerne viva l'economia... tutte le associazioni devono fare uno sforzo in più per cercare e trovare fondi per collaborare insieme alle isole...
Questo il sunto dell'incontro che si è tenuto domenica 3 agosto presso l'Ambasciata di Capo Verde a Roma in via Carducci... nella foto alcuni dei partecipanti Antonio Danise (presidente Capoverdenonsolo); Elisio Rodrigues (rappresentante
Plataforma das ONG’s cabo-verdianas); Carlos Almeida (presidente Amigos de S.Nicolau); Josè Eduardo Barbosa (sua eccellenza l'Ambasciatore); Jorge Canifa Alves (presidente Tabanka onlus); Maria Silva (coordinatrice dell'incontro).

lunedì 4 agosto 2008

Giovani Capoverdiani intorno al mondo

Più si viaggia, più si conosce. La conoscenza è quello step che ti permette di non camminare ad occhi chiusi, di conoscere gli altri e di amarli oppure odiarli non per sentito dire, non per immagini stereotipate, ma perchè insieme a questi "altri" sono state vissute esperienze dirette che permettono di crescere nel giudizio vero e non creato virtualmente da altri... Benvengano dunque questi giovani capoverdiani che imparano a conoscere il mondo e a giudicarlo per quello che è, per diretta conoscenza in quanto per a favore del mondo hanno messo a disposizione le loro scarpe alate.

Diario dal Niger
di Catia dos Santos (26 anni)

agosto 2008

Niamey, Niger
, la mia prima esperienza di cooperazione, la prima volta nel Continente, nella terra ferma almeno. Un viaggio tanto agognato, un ritorno alla terra madre follemente animato dalla speranza di sentirmi a casa, vedere, conoscere e decidere.
Il primo impatto è quello dei colori familiari: la terra rossa del Sahel, sabbiosa o argillosa, sormontata da qualche arbusto che ripara dal caldo bianco del sole. E’ la stagione delle piogge che portano con sé una ventata d’aria fresca, un sollievo per le elevate temperature ma che allo stesso tempo rendono le strade non asfaltate impraticabili.
La prima cosa che si nota delle persone è la prontezza che hanno nell’offrire diversi servizi: dal trasporto delle valigie, all’apertura dello sportello, dalla vendita di carte telefoniche alla diretta richiesta, gentile ma insistente, di qualche spiccio da inviare al villaggio che in questo periodo dell’anno è bloccato dall’attesa del raccolto.
Mi è familiare la timidezza con cui inizialmente ti accolgono i Nigerini, ma altrettanto familiare la disponibilità che dimostrano poco dopo nel cercare di metterti a tuo agio. Non è caldo solo il clima, ma lo sono anche i contatti umani. Le persone sono vicine senza toccarsi fisicamente, soprattutto uomini e donne non imparentati come prevede il codice di comportamento islamico, e condividono quello che hanno, che sia un frutto o un bicchierino di the.
La cerimonia del the si apre al mattino con una piccola teiera e 4 bicchierini di vetro che vengono passati da persona a persona e trasportano nel corso della giornata un infuso di intensità sempre decrescente. I richiami del Marabou echeggiano durante tutta la giornata intonando versi del Corano anche al di fuori delle 5 preghiere canoniche e sono lanciati dagli altoparlanti installati all’esterno di ogni moschea e dalle radio sempre accese.

Le strade sono piene dei colori sgargianti degli abiti tradizionali Hausa, Zerma, Peul e dei colori pastello dei Tuareg (crema, celeste, rosa; il blu tipico è meno diffuso), interrotti da qualche jeans e maglietta aderenti. La vita è animata fin dalle prime ore del mattino: ovunque bambini che giocano, donne che preparano la colazione da vendere ai viandanti, uomini e donne in sella a biciclette e motociclette spesso rumorose, fuoristrada di qualche nigerino possidente e del personale straniero, taxi che sostituiscono i bus. L’uso del clacson è obbligatorio per chi vuole evitare di colpire pedoni che attraversano improvvisamente o motociclette che di sovente tagliano la strada, ma a volte è un segnale della precedenza: chi suona per primo passa.
Ai bordi della strada venditori di ortaggi e frutta , piccoli alimentari, Nescafé bar, negozi di telefonia, parrucchieri, filiali delle banche e giganteschi cartelloni della cooperazione internazionale primeggiano. Ai semafori ragazzi o bambini propongono le schede telefoniche, i fazzoletti o accompagnano un anziano non vedente. Quasi ogni crocevia è segnato da una caserma militare il cui numero identificativo è usato anche per designare i diversi quartieri.

E’ un posto calmo ma animato, silenzioso ma vociferante, ricco di visi sorridenti e manine pronte a muoversi in un ciao timido espresso principalmente in Zerma, Hausa e Francese.

No, non sono a casa mia, ma in quella dei vicini e sono contenta perchè avrò modo di conoscerli nell’arco di questi quattro mesi e rimuovere nel bene e nel male pregiudizi romantici o luoghi comuni fastidiosi che necessariamente accompagnano chi non vive la realtà dei Paesi africani ma l’immagine che di essi ne trasmettono membri della Diaspora, studiosi e mass media.

mercoledì 2 luglio 2008

DIAS DE CABO VERDE


Il Progetto DIAS DE CABO VERDE
(scarica brochure cliccando qui, poi cliccate su download now)
nota informativa in italiano
nota informativa in portoghese


È promosso dall’Instituto das Comunidades de Cabo Verde (IC) e
co-finanziato dalla Commissione Europea e dal Governo Portoghese.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) è il partner
esecutivo del progetto.

Qual è l’obiettivo del progetto?
Mobilitare le risorse umane, sociali e professionali dei capoverdiani
residenti all’estero a favore del rafforzamento delle capacità in settori
chiave per lo sviluppo di Capo Verde, quali salute, educazione, infrastrutture
e turismo.
Promuovere e rafforzare i legami tra i membri della diaspora e il settore
pubblico e privato a Capo Verde e in Europa.
Contribuire a moltiplicare e rafforzare i legami transnazionali della
diaspora capoverdiana in Portogallo, Italia e Olanda.

Come?
Creando opportunità concrete per i capoverdiani che desiderano
impegnarsi nello sviluppo del proprio paese d’origine, trasferendo le
proprie competenze professionali al fine di rafforzare le capacità dei
professionisti che lavorano a Capo Verde.
Stimolando le attività imprenditoriali della diaspora a beneficio del
proprio paese.

Il progetto prevede
> La mappatura delle necessità professionali in settori chiave di Capo Verde;
> Lo sviluppo di un sito web che riporterà tutte le informazioni rilevanti,
e dove i professionisti residenti in Portogallo, Italia e Olanda potranno
registrarsi on-line, rendendo disponibile il proprio profilo per missioni
di formazione a Capo Verde;
> La creazione di un database che conterrà i profili dei professionisti
della diaspora in Portogallo, Italia e Olanda, nonché le necessità di
Capo Verde in materia di formazione professionale;
> La realizzazione di attività a sostegno dello sviluppo del settore privato,
promuovendo la diffusione di informazioni sulle possibilità di investimento
per i migranti e facilitando partenariati imprenditoriali con
Capo Verde promossi dai migranti stessi.
> L’organizzazione di missioni di formazione e collegamento a Capo
Verde.

Qual è il target?
Tutte le persone di origine capoverdiana, a prescindere dalla loro attuale
nazionalità, che vivono in Portogallo, Olanda o Italia, che desiderano
partecipare allo sviluppo di Capo Verde e che:
> Possiedono competenze e qualifiche professionali nei settori chiave
sopra elencati;
> Hanno la possibilità di lasciare temporaneamente il paese di
accoglienza per un periodo fino a tre settimane (con possibilità di
estensione), senza compromettere il loro status legale;
> Mostrino interesse e desiderio di contribuire al processo di sviluppo del
proprio paese d’origine.

Come partecipare?
Dare la propria disponibilità a partecipare in qualità di formatore a brevi
missioni a Capo Verde;
Un sito web é in corso di realizzazione, per informarvi sulle opportunità
di partecipazione a brevi missioni di formazione: sul sito avrete la
possibilità di registrare il vostro profilo e indicare la vostra disponibilità.

Qualora siate interessati a partecipare, vi preghiamo di compilare il
modulo sul retro e di inviarlo per posta o consegnarlo direttamente a:
Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)
Missione di Roma
Via Nomentana, 62
00161 Roma
Tel.: 06 441 86 228 / 223
O via fax al numero: 06 440 25 33
Potete anche inviare una e-mail all’indirizzo diasitalia@iom.int
indicando i vostri dati personali, il vostro recapito, la vostra professione e
titolo di studio.

Il progetto sosterrà le spese di viaggio. I candidati selezionati avranno
diritto ad un contributo finanziario per la durata della missione.

Per ulteriori informazione Tabanka onlus si mette a disposizione degli utenti:
tabankaonlus@libero.it

mercoledì 25 giugno 2008

Criol dos amigos da diaspora e da terra

Amigos da diaspora e da terra… M q’re presenta-bezote algumas regras do nosso criol… M aprendè es nossa lingua da “o caboverdiano em 45 lições” di Manuel Veiga… Mas com algumas variantes… Aquel di-nos è um criol que no ta ba usà na internet, pur isso è preciso semplifica-l ainda mais: pur isso que M’ ka ta ba usà simbolo moda õ, ĉ, ˜… Claro que es lì è a nossa lingua (do amigos da diaspora… ) e por entanto quem q’re pod d’zè a propria regra pa podè ser mais sempliz pa nos tud… Sempre (always) M ta presentà, moda livro f’la, dois variant di-nos terra, aquel di S. Vicente (Sv) e aquel di Santiago (St)… bom! No podè tentà di bai…

Pa ser preciso: quem entre nos f’la engles o françes o espanhol o chinese o otra lingua ka "pode" mas “deve” traduzirlo naquel lingua tudo aquel que ta ba ser escrito em portugues… so assim è possivel uma maior comprençao da lingua entre nos por uma assim maior divulgaçao…

Quem tem uma radio o um jornal deveria buscar um espaço pa nossa lingua tambem…

Ok, agora no bai!

Primeira Liçò

Genero

Genero è inesistente na nossa lingua quando no ta tratà seres inanimados o do renho vegetal

Por exemplo

(a minha camisa branca \\\ my white camice)

Svicente/ Stiago/ Portugues

Nha kamiza bronk/ Nha kamisa branku/ A minha camisa branca

Kor pret/ kor pretu / cor preta

Arvor bonìt / arvi bunitu/ arvore bonita

Pé suje/ pé xuxu/ pé sujo

So terminaçao diz se uma palavrinha è feminino o masculino.

Terminaçao “u” em Santiago e “e” em S.Vicente indica uma palavra neutra.

Quando no ta ba tratà do reino animal, genero reaparece.

Por exemplo

Sv/ St/ Portugues

Menine - menina/ mininu - minina/ menino - menina

Boi - vaka/ boi - baka/ boi - vaca

Ome - am’djer/ omi - mudjer/ homem - mulher


Pronom pessoal sujeito

Sv / St / Portugues

N, Mi (M’) / N, Mi, Ami/ eu

Bo, bosè/ bu, bo, abo/ tu

El / el, e / ele

No/ nu, anos / nos

Bezote, (b’zot)/ boses nhos, anhos/ vos

Es / es, aes/ eles

sabato 21 giugno 2008


Trentatre anni fa le Isole del Capo Verde raggiungevano la tanto desiderata indipendenza dal Portogallo... Per celebrare quest'evento con gli amici italiani una commissione di capoverdiani a Roma, credendo nell'impegno di promozione e armonia tra le culture, organizza e realizza la manifestazione culturale della durata di una settimana in diverse zone di Roma... di seguito trovate il programma.

Tabanka onlus


IN COLLABORAZIONE CON LE ASSOCIAZIONI "CARA GARBATELLA" E "ALTREVIE"

LA COMMISSIONE PER LE FESTIVITÀ DEL 5 LUGLIO 2008

Settori di PAICV, MPD, Associazioni - Amigos das Ilhas, Amigos de São Nicolau, Associazione Capoverde e non solo, Caboverdemania, Criola, Donne del Mondo, Morabeza, OMCVI, Nha Terra, Tabanka Onlus, União Cabo-Verdiana, Titina Sila, Club Sportivi - Cab Love, Fominhas, São Nicolau, Velha Guarda

Hanno il piacere di INVITARLA a partecipare

Alle festività del XXXIII° Anniversario dell’Indipendenza di Capoverde

Programma

29 GIUGNO 2008

La VILLETTA a Garbatella - Ore16,00

Saluto di Maria José Mendes Evora, Coordinatrice della Commissione per le Festività del 5 Luglio 2008

  • Esibizione artisti Capoverdiani residenti in Italia: Adão Soares Ramos e la sua Orchestra
  • Esposizione di Piatti Tipici dell’arcipelago: OMCVI e Maria Nascimento, Lucialina Rodrigues Evora, Maria e Francisca Andrade
  • Mostra di arti varie, fotografia, tessuti etc, di Marzio Marzot e di Paolo Beltrame
  • Mostra di Artigianato (quotidiano capoverdiano)
  • David Levy e i suoi quadri

Presenta: Liliana Duarte

Via Francesco Passino, 26 (vicino alla Metro B – Garbatella)


3 LUGLIO 2008

La Provincia di Roma via IV Novembre - Ore16,00

IMMIGRAZIONE IN ITALIA: Riflessioni e dibattiti

On. Mercedes Frias, Immigrazione italiana, ieri ed oggi

On. Manuel Monteiro, Capoverde e il partenariato con l’Unione europea

· On Miguel Souza, La partecipazione degli Emigranti nel processo democratico di Capoverde

· Dott. Franco Pittau, Dinamiche del lavoro e fabbisogni professionali: limiti e prospettive per i Migranti

· Rappresentanti delle Istituzioni Italiane: Immigrazione in Italia: QUALI PROSPETTIVE?

Coordina Jorge Alves Canifa


Via Francesco Passino, 26 (vicino alla Metro B - Garbatella)

4 LUGLIO 2008

La VILLETTA a Garbatella - Ore16,00

Proiezioni di film e documentari capoverdiani

Esposizioni di mostre varie: fotografia, tessuti etc.

Esposizione di una mostra di Artigianato


Via Francesco Passino, 26 (vicino alla Metro B – Garbatella)

5 LUGLIO 2008

Ricevimento delle Comunità capoverdiane (residenti in altre città italiana)

Coordinano: Maria da Luz D. Cosmo, João C. Livramento e Francisco Silva Brito

Campo Sportivo - Procalcio Roma (Zona Tiburtina) - Ore 10.30

· Torneo del Calcio

Premiazione delle squadre vincitrici

Coordinano: António Fortes, Joaquim Lima Mendes, Manuel Neves Spencer


Serata danzante: Esibizione del gruppo “SCALABRODE”, provenienti dall’Isola del Sal

· Esibizione artisti residenti in Italia, Adão Soares Ramos e gli altri

DEEJAY: ORLANDO RAMOS

Via di Pietrallata 159/A

Coordinano: Armindo Duarte, Carlos A. Oliveira, Maria Luisa Santos, Alfredo José Ameida

Con il sostegno di: João de Deus Monteiro e Rosa Monteiro

6 LUGLIO 2008

GIOVENTU’ CAPOVERDIANA ALL’ESTERO: confronto con i giovani e il Paese di origine”

Istituto “TRA NOI”, Via Monte del Gallo, 113 - Ore 15.30

· Apertura: Balletto dei bambini capoverdiani, con il coordinamento di Maria de Lourdes Duarte

Presentano: Ireneo Spencer e Jacira Andrade da Cruz

Apertura Solenne

1. Saluti di Sua Eccellenza, l’Ambasciatore di Capo-Verde in Italia, Dr. José Eduardo Barbosa

2. Messaggio delle Organizzazioni Capoverdiane dislocate sul Territorio italiano

3. Rolando Borges: Gioventù Capoverdiana all’estero: confronto con i giovani e il Paese d’origine

4. E’ stato invitato Paolo Ferrero, PRC (Ministro Solidarietà Sociale del precedente Governo), I Giovani Immigrati in Italia

5. Marilena Rocha e Benny Almada: I Giovani Capoverdiani in Italia

· Dibattiti

Coordina: Alicia Maria Araujo Lopes

II PARTE

Avv. Mario Lana, Poesie e brevi riflessioni sulla vita di Amilcar Cabral

Arti “Marziali”, dimostrazione di Osvaldo Gomes (Vavà)

Varietà di Danze di: Ilidio Bandeira

La Nuova Generazione Musicale: Black Company, Tiziana Ramos, Carlos Silva e Jessica Lopes

Danza delle “Batucadeiras”

Musiche capoverdiane

Presentano: Ireneo Spencer e Jacira Andrade da Cruz

Conclude
Maria José Mendes Evora: Coordinatrice della Commissione per le Festività del 5 Luglio 2008

Rinfresco e Divertimento

ORE 21 TEOPHILO CHANTRE A VILLA ADA

mercoledì 14 maggio 2008

Intermundia


Intermundia 2008 (28-30 maggio)

Roma Piazza Vittorio dalle ore 10 fino alle 22.

Oltre ad avere uno stand fisso per tutti i giorni con mostre su artigianato, giocattoli e tessuti capoverdiani sono previste anche dei laboratori di attività culturali.
Programma per i laboratori e le attività delle associazione raccolte sotto lo stand “Le nostre Afriche”.

27 maggio

- dalle 10.00 a finire: allestimento dello stand (mostre, banchetti, pannelli, materiale in vendita, giornale murale, etc) (tutti!!!)

28 maggio

- ore 9.00: inaugurazione

- ore 10.00: laboratorio sulle fiabe africane (Baobab, Kilimangiaro)

- ore 17.00: laboratorio sulle seconde generazioni (Migra, Tabanka)

- ore 20.00: animazione Steven Emejuru (Baobab)

29 maggio

- ore 10.00: animazione “Bulimundo” (Tabanka)

- ore 17.00: laboratorio sui leader africani e le donne nuove leader (Nielity, Omcvi, Tabanka)

ore 20.00:animazione “Torneo di oril (were)” (Tabanka)

giovedì 11 ottobre 2007

Tabanka 2007

11 ottobre 2007
CAMERA DEI DEPUTATI di ROMA ore 16.30

TABANKA onlus assegna a Piero Gamacchio e a Corsino Tolentino il premio "AMILCAR CABRAL"... per l'occasione C.Tolentino scriverà:

AMILCAR CABRAL

O político que queria ser poeta

de Corsino Tolentino

Com este texto, pretendemos revisitar o conceito cabraliano de libertação nacional como acto de cultura. O conceito é uma espécie de fio de Ariana guiando-nos no pensamento reflexivo de Amílcar Cabral, um homem afável e profundo, um teórico com sentido prático e também um político original que viveu e agiu entre o rigor do cientista, que foi, e a liberdade do poeta, que queria ser.

A coerência eficaz foi a marca do seu percurso. O seu pensamento e a sua a acção influenciaram a Ciência Política na segunda metade do século passado e projectam-se no presente mais ou menos nebuloso dos Países Africanos de Língua Portuguesa, da África e do Mundo.

Dividimos a visita à memória de Amílcar Cabral em cinco momentos: (1) das origens guineenses à afirmação da cabo-verdianidade; (2) da cabo-verdianidade africanaa uma nova visão do mundo; (3) do seu regresso peculiar ao país natal; (4) da função da cultura na sua obra; (5) a ambivalência ou o desconforto criativo na Guiné-Bissau e em Cabo Verde de hoje.

Das origens guineenses à afirmação da cabo-verdianidade

Como a relação entre a flor e a planta que o seu passado de filho de pais rurais e de agrónomo lírico gostava de invocar, o fundador do Partido Africano da Independência (PAI), em 1956, e do Partido Africano da Independência da Guiné e Cabo Verde (PAIGC), a partir de 1960, Amílcar Cabral foi moldado pelas circunstâncias e os acontecimentos da sua época.

Juvenal Cabral, o pai, foi um modesto professor primário sem diploma, como o próprio gostava de afirmar, um pequeno proprietário rural num arquipélago de chuvas raras, um sensível cronista social nas horas vagas, em síntese, um fruto típico da decadência da sociedade escravocrata que os portugueses, sem dúvida pioneiros da globalização, criaram nas ilhas de Cabo Verde a partir do tráfico transatlântico dos séculos XV-XIX.

Desde criança, Juvenal Cabral errou entre o seminário de Viseu, em Portugal, e de São Nicolau, em Cabo Verde. Abandonado o projecto inicial de estudos eclesiásticos, provavelmente por falta de suporte económico e, também, de vocação, deixou os seminários antes de concluir a formação secundária laica que também se ministrava naquele estabelecimento de São Nicolau e, acossado pelas secas e a fome, fez, em 1911, no conturbado período da implantação da República Portuguesa, o que muitos cabo-verdianos sempre tentaram fazer em situações similares: emigrou, no caso, para a Guiné-Bissau.

Foi aí que conheceu a D. Iva, sua futura esposa, também nascida em Santiago de Cabo Verde. Depois de deambular pelas matas da Guiné onde ganhava a vida combatendo o analfabetismo, numa luta entre um anão e um gigante, Juvenal Cabral foi transferido para o burgo de Bafatá onde no dia 12 de Setembro de 1924 nasceria o menino Amílcar Lopes Cabral. Porém, em 1932, algo desiludida com a vida errante de imigrantes em terra pobre, a família Cabral regressou ao país natal. O Amílcar tinha 8 anos de idade.

Entretanto, a Primeira República sucumbira em 1926 e a ditadura de António de Oliveira Salazar encontrava-se na rampa ascendente. Quando, em 1940, Cabo Verde sofreu uma das maiores secas e consequente mortandade da sua história, durante a qual perdeu mais de 10 por cento da sua população, a II Grande Guerra tinha eclodido. Um ano mais tarde, tropas expedicionárias ocuparam os portos das ilhas de Santiago e São Vicente, assim como o aeroporto da ilha do Sal, por sinal, criado pelos italianos como traço de união entre as duas margens do Atlântico. A seca, a fome, a guerra, a ocupação militar e a emigração caracterizavam o ambiente socioeconómico e político no qual o futuro líder crescia.

Feita a quarta classe da escola primária na cidade da Praia, capital do arquipélago, o casal enviou o filho adolescente para a cidade do Mindelo, na ilha de São Vicente, onde desde 1917 o único liceu da colónia tinha substituído o seminário da ilha de São Nicolau, cadinho da nossa primeira elite intelectual com visão e dimensão nacionais, apesar de ter começado pela afirmação da identidade cultural regional no contexto do império português.

Deve, todavia, notar-se que a assunção da especificidade regional quando o discurso político oficial do Estado Novo era em defesa do Portugal uno do Minho a Timor revelava uma certa ousadia dos escritores e artistas que fundaram o movimento mais conhecido através da literatura da revista Claridade, a partir de 1936. Para sustentar o filho, a mãe teve de procurar um modesto emprego numa fábrica de conserva de peixe. Excelente aluno no liceu nacional de São Vicente, o único no arquipélago, Amílcar Cabral começou a manifestar as suas preocupações políticas e sociais através da poesia e da ficção.

Essas eram as vias de expressão das primeiras inquietações do patriota em gestação, mas foi em Portugal, onde foi estudar agronomia, certamente influenciado pelo meio físico e social, que a cultura apareceu como simbiose do homem e da lírica, ambos recusando a assimilação colonial para afirmar a cabo-verdianidade no contexto africano. Léopold Sédar Senghor sublinha essa evolução de Amílcar Cabral citando versos seus de um poema publicado, segundo Mário de Andrade, em 1946:

…Não, Poesia,

Não te escondas nas grutas do meu ser

Quebra as grades invisíveis da minha prisão

Abre de par em par as portas do meu ser

E vai para a luta

A vida é luta

Os homens lá fora chamam por ti,

E tu, Poesia, tu és também um Homem.

Sem perder as origens de guineense descendente de cabo-verdianos, sempre empenhadamente ajudado pelos pais, Amílcar Cabral adquiriu, através da escola primária na ilha de Santiago e do liceu na ilha de São Vicente, o verdadeiro sentido dos conceitos de diáspora e transnacionalização. Nele, Cabo Verde é uma parte peculiar de África e o conteúdo e sentido de cabo-verdianidade ultrapassam e enriquecem as ilhas.

Levar os cabo-verdianos a conhecerem Cabo Verde no tempo do liceu e, mais tarde, mobilizar emigrantes e descendentes de emigrantes cabo-verdianos e guineenses para a luta de libertação nacional foram consequências previsíveis da sua fidelidade às origens e do fincar os pés no chão durante a adolescência e a juventude. Ouso afirmar que sou, com os meus defeitos e virtudes – sempre haverá algumas – um produto reflectido desse processo de enraizamento e construção da opção cabraliana de fincar os pés no chão para desafiar as estrelas.

Da cabo-verdianidade africana para uma nova visão do mundo

Feito agrónomo em Lisboa, Amílcar Cabral regressou a Cabo verde em 1950 para continuar a missão de fazer conhecer a terra e a gente aos cabo-verdianos. Pouco tempo depois partia à descoberta de Angola integrado num grupo de reflexão liderado por Viriato da Cruz.

Na verdade, durante os estudos universitários, com uma atitude sempre crítica, lia autores progressistas de diversas correntes de pensamento, marxistas, em particular. Igualmente, os intelectuais da Negritude, das Caraíbas, dos Estados Unidos da América e de África, especialmente o poeta Léopold Sédar Senghor.

Nos anos 50 e 60 do século passado, os estudantes universitários das colónias portuguesas organizavam-se em dois campos opostos: por um lado, os colonos e os assimilados em defesa da ordem e a continuação do sistema de dominação e, por outro, os patriotas empenhados na descoberta de si enquanto membros das comunidades nacionais e sujeitos dos direitos humanos universais.

Foi a década da emergência de grandes líderes panafricanistas, tais como Patrice Lumumba, Kwame N’Krumah, Julius Nyerere e outros e, também, das primeiras independências na região africana. O ambiente do pós-guerra reflectia no ar a síntese das contradições vividas por colonizadores e colonizados nas trincheiras comuns da luta anti-nazi. Em síntese, esse período foi caracterizado pela convergência das seguintes dinâmicas:

Movimento de descoberta de si protagonizado pelos estudantes oriundos das emergentes classes médias das colónias, em regra com o estatuto social de assimilados, enquanto parte e eventual vanguarda intelectual dos respectivos povos;

Internacionalização dessa tomada de consciência de elites e povos, através da participação em debates nos quais se envolviam as forças progressistas das potências coloniais, das nações livres e dos povos em luta pela autonomia política;

Participação unitária dos estudantes das colónias portuguesas no primeiro congresso dos escritores e artistas negros realizado na Sorbonne, em 1956, e na revista Présence Africaine como estratégia para romper o muro de silêncio que até muito tarde cercou “o mundo que o português criou” e o Estado Novo vendia como podia;

Publicação do primeiro Caderno de Poesia Negra de Expressão Portuguesa, inspirado na Negritude e organizado por dois nacionalistas de grande estatura intelectual e proporcional influência nos meios progressistas de várias latitudes: Francisco José Tenreiro, de São Tomé e Príncipe, e Mário de Andrade, de Angola;

Organização dos embarcadiços das colónias portuguesas no famoso Clube dos Marítimos, com sede em Lisboa e ampla influência nos navios das Companhias Coloniais de Navegação e na difusão da mensagem da libertação forjada no Centro de Estudos Africanos e outros fóruns;

Autonomização na solidariedade dos movimentos nacionalistas das colónias portuguesas em relação aos movimentos progressistas metropolitanos.

No percurso da cabo-verdianidade africana para o mundo, Amílcar Cabral mostrou três originalidades em relação aos revolucionários do seu tempo: primeiro, a cultura como elemento essencial e catalisador das energias libertadoras; segundo, a necessidade de um partido político com carácter instrumental e a finalidade de ultrapassar o objectivo imediato e imprescindível da independência nacional formal e justificar-se na transformação social e incessante procura do bem-estar geral e, finalmente, o carácter universal da liberdade com expressão concreta nas condições de vida e nas relações entre as pessoas, as classes sociais e os povos.

Um regresso peculiar ao país natal

O engenheiro agrónomo que regressa ao país natal traz na bagagem uma visão do mundo como aldeia global e desigual e a vontade de contribuir para a sua transformação no sentido da justiça e do progresso para o maior número possível de pessoas. Dois dilemas resumem as principais preocupações do Amílcar Cabral, político e, também, agrónomo:

Primeiro, para ser livre, a elite ou a pequena burguesia da colónia tem de recusar os privilégios da assimilação à cultura colonial, tendo, de certo modo, de suicidar-se simbolicamente, para se identificar com o seu povo em luta, ou seja, para existir tem de aceitar morrer; segundo, a cultura de um povo é a base da sua identidade, do seu ser. E isto quer dizer que para eliminar a cultura de um povo seria preciso liquidar o próprio povo, o que seria um contra-senso porque retiraria ao sistema colonial a sua própria razão de existir.

Estes temas e dilemas são dos mais controversos do pensamento filosófico, político e militar de Amílcar Cabral. No meu entender, a libertação nacional como acto de cultura marcou profundamente a segunda metade do século XX e continua a influenciar a formação e a acção de muitos africanos que lutam com sinceridade e coerência pelos valores da liberdade e pela democratização da sociedade nas antigas colónias portuguesas, em África e no mundo.

Por outro lado, é verdade que, em geral, a pequena burguesia recusou suicidar-se para renascer no povo, mas uma parte dela aceitou a proposta de certo modo radical de Amílcar Cabral, combateu com ele o colonialismo na sua forma mais óbvia e, o que é muito importante, continua a lutar pelos objectivos fundamentais da libertação: a realização dos direitos universais do ser humano onde quer que esteja.

A função da cultura ontem e hoje

Já vimos que o percurso de Amílcar Cabral tem a tripla marca da cultura, da pedagogia e da política com princípios e finalidades. A cabo-verdianização, a reafricanização e a universalização dos espíritos são etapas de um mesmo processo, tendo como fio condutor a liberdade, como actor o povo liderado por partidos políticos e outras forças de libertação e como finalidade a realização do bem-estar do maior número possível, através do trabalho honesto e solidário.

O legado de Amílcar Cabral ainda é o principal referencial filosófico e cultural dos cabo-verdianos nas ilhas e na diáspora. Concordando ou discordando com este ou aquele aspecto do seu legado, todos os criadores e críticos a ele se referem explicitamente ou não. Fale-se da política linguística, da literatura, da música, das artes plásticas, do teatro, dos audiovisuais, da comunicação, da historiografia ou da ciência política.

Mas não é só na Guiné-Bissau e Cabo Verde, as primeiras terras de Amílcar Cabral, que se pode verificar este fenómeno. O próprio conceito de Comunidade de Países de Língua Portuguesa (CPLP), essencialmente diferente da ambígua noção de comunidade lusófona, tem na origem a marca cabraliana.

Ambivalência na Guiné e em Cabo Verde

Amílcar Cabral afirmou que a libertação nacional é a única resolução do dilema da dominação pela assimilação ou a negação do dominado pela exterminação, mas nunca disse que seria fácil. Ambas as fórmulas – assimilação e exterminação – foram ensaiadas ao longo da História e nenhuma teve sucesso definitivo. A cultura é a última fonte de resistência e de esperança e, neste sentido e no fim de tudo, a libertação redunda num acto de cultura essencial.

Guiné-Bissau e Cabo Verde são países com perfis geográficos, económicos, históricos e políticos diversos. No primeiro, o projecto de nação que a luta de libertação forjou foi tragicamente retardado pela violência contra o Estado de Direito e os direitos das pessoas. No segundo, a nação precedeu o Estado e a educação ajudou a desenvolvê-lo, sem que casos de violência extrema se tenham verificado.

Os efeitos materiais, psicológicos, sociais e políticos da guerra colonial foram mais catastróficos na Guiné-Bissau e nem sempre foi possível conciliar os interesses das antigas metrópoles na sub-região da África Ocidental com o direito do povo à felicidade.

A globalização acelerada trouxe com numerosas vantagens técnicas, económicas e culturais grande confusão ideológica e política que os oportunistas souberam agarrar em nome da liberdade e da democracia, mas realmente a favor dos seus negócios frequentemente ilícitos. Embora desigualmente, essa confusão tem favorecido o oportunismo em Cabo Verde e na Guiné-Bissau. Daí a ambivalência e, às vezes, o desconforto de uns e outros face ao legado de Amílcar Cabral.

Creio, no entanto, que o seu exemplo e a sua obra ainda são o principal referencial filosófico e político dos cabo-verdianos e guineenses, sejam quais forem as preferências ou filiações partidárias. Essa ética e essa estética alimentam a esperança em dias melhores nas pátrias gémeas de Amílcar Cabral e em África. Numerosos trabalhos académicos que têm surgido em todos os continentes sobre o renascimento africano e os muitos jovens de todo o mundo que descobrem e valorizam o pensamento cabraliano justificam o nosso optimismo pró-activo.

6. Post-scriptum

Sinto-me muito honrado e, também, emocionado com o Prémio Amílcar Cabral, que acaba de me ser atribuído nesta Câmara dos Deputados, tão cheia de livros e memórias, e cuja beleza se confunde com a estética da acção democrática. Dificilmente teríamos encontrado lugar mais apropriado para invocar Amílcar Cabral e Lélio Basso.

Cumprimento calorosamente Piero Gamacchio, meu companheiro de fortuna, e Luís Moita, nosso companheiro de jornada. Peço licença à fundação Lélio Basso e ao movimento cultural Tabanka para dedicar esta distinção, este prémio Amílcar Cabral:

1 Ao povo de Cabo Verde, por intermédio dos seus embaixadores José Eduardo Barbosa e Ana Paula, a quem agradeço a presença amiga, e ao povo da Guiné-Bissau, pela voz e a pena do Professor Filomeno Lopes e outros patrícios que partilham connosco este grande momento;

2 A Bertina Lopes, Bruna Amico e Linda Bimbi, estas mulheres de rara beleza, infinitos combates e muitas vitórias, cujo exemplo raro continua a iluminar o caminho da juventude em diversas partes do Mundo;

3 Às cabo-verdianas e aos cabo-verdianos na Itália, que pelo estudo empenhado, o trabalho abnegado e profundo sentido de honradez vencem, pouco a pouco e de geração em geração, as principais causas da sua emigração e contribuem para o progresso de todos, muitas vezes com mais do que pensam;

4 Finalmente, a Associazione Baobab, Centro Riflessione Africani (CRA), Associazione Kellam, Tam Tam Villane, Associazione Nyeliti, Associazione Amici di S. Nicolau, Caboverdiania, Movimento degli Africani a Roma e aos seus parceiros italianos, assim como de outros países.

Prossigamos, porque a meta que é mais felicidade para o maior número possível ainda está longe, mas vale a pena, meus amigos!

Roma, Câmara dos Deputados, 11 de Outubro de 2007

Corsino Tolentino

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16 dicembre 2007
Centro Policulturale Baobab
via Cupa n. 5 - dalle ore 17.30

OS CLARIDOSOS
H o m e n a g e m a o
“ M o v i m e n t o c l a r i d o s o ”


Nel 1907 nascevano due grandi scrittori capoverdiani: Baltazar Lopes da Silva e Manuel dos
Santos Lopes che furono tra i fondatori della rivista CLARIDADE, pietra miliare della moderna
letteratura capoverdiana. Nel primo centenario della loro nascita le associazioni capoverdiane
a Roma in collaborazione con due associazioni italiane, Scritti d’Africa e Arquipelago
Sono lieti di presentare:
OS CLARIDOSOS
IL CENTENARIO
Tavola rotonda con:
Luis da Silva Scrittore e Sociologo - Presentazione delle prime riviste storiche
Enzo Barca Docente Università la Sapienza – Baltazar e Manuel Lopes
Simone Celani Docente Università la Sapienza – Dal classicismo al Realismo
Anna Fresu Presidente Scritti d’Africa – Orlanda Amarillis: visione femminile

Coordina l’incontro

Jorge Canifa Alves Presidente Tabanka onlus

Mostra fotografica di
Paolo Beltrame – Roma Capoverdiana

Accompagnamento musicale:
Binù, Jessica Costa, Adão Ramos, Laurent
Associazioni Organizzatrici
Tabanka onlus, Caboverdemania, Scritti d’Africa, Os Amigos de S. Nicolau, Ass. Cult. Criola, OMCVI, Arquipelago, Morabeza

INFO e UFFICIO STAMPA
Francesca Vitalini - cell. 3393300878
mail: francesca.vitalini@tin.it
TABANKA ONLUS
Tel. 339 1737455- 3470800958

si ringraziano:
Congresso dos Quadros CaboVerdianos da Diaspora, Ambasciata della Repubblica di Capo Verde in Italia, República de Cabo Verde GABINETE DO MINISTRO DA CULTURA


crediamo in un mondo migliore

Cooperazione internazionale

2005-2006:

Con la F.A.I (Fondo aiuti internazionali), Svizzera – ristrutturazione di 10 case per famiglie disagiate nella capitale capoverdiana, Praia. La realizzazione di questo progetto ha visto scendere in campo per la prima volta Tabanka onlus che ha potuto contare sul lavoro congiunto degli assessori del Comune di Praia. Le sinergie tra le parti ha portato alla realizzazione del progetto in meno di dodici mesi sotto la sorveglianza tecnica di un socio della onlus già presente sul territorio.

2006:

Con L’ISTITUTO DELLE COMUNITA’ a Capo Verde e il PROVINCIA DI ASCOLI PICENO - realizzazione di 2 progetti: laboratorio del cucito in S. TOME’ e PRINCIPE la costruzione di un pozzo d’acqua in Angola. I due progetti realizzati fuori da Capo Verde ha potuto contare comunque sull’aiuto di una struttura governativa capoverdiana come lo è l’ISTITUTO DELLE COMUNITA’ (IC) e sul Provincia di Ascoli Piceno. I due progetti sono stati indirizzati ad aree con un’alta percentuale di povertà e con una consistente presenza della diaspora capoverdiana.

2008:

Con la PROVINCIA DI VITERBO – realizzazione di 100 servizi sanitari per Praia. In un discorso di ammodernamento urbanistico, sociale e sanitario della Capitale, l’allora sindaco Filisberto Vieira chiedeva alle varie associazioni della diaspora un contributo economico da impiegarsi nelle varie famiglie con maggiori difficoltà economiche della capitale. Tabanka ha potuto contare sulla Provincia di Viterbo per la realizzazione del progetto.

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